Categoria: Finance

Diversificazione e stretching: la regola numero uno per non farsi male

Era da tempo che volevo farlo e finalmente ci sono riuscito: sono tornato a giocare a basket.

Avevo organizzato tutto alla perfezione: prenotato la palestra, chiamato gli amici e per l’occasione mi ero pure comparto la nuova divisa dei NY Knicks.

È stato veramente bello…

…il minuto e 30 secondi nel quale sono rimasto in campo.

Sì, perché essendo entrato senza nessun riscaldamento, dopo 1 minuto mi sono stirato e per tutto il resto della partita sono rimasto in panchina a maledirmi.

Non riuscivo a farmi una ragione di come fosse stato possibile fare un errore del genere; è da quando ho dieci anni che so benissimo che prima di far sport bisogna riscaldarsi!

Come diceva Leopardi:

L’uomo resta attonito di vedere verificata nel caso proprio la regola generale.

Ed è vero, purtroppo sottovalutare rischi ben noti è una cosa molto comune. Tendiamo a commettere errori pur sapendo benissimo quale sarebbe la cosa giusta da fare, pensando sempre di essere un caso “speciale”.

Ci sarebbero mille altri esempi ma la domanda rimane la stessa:

Perché spesso ci sentiamo in diritto di sfidare il buon senso ignorando delle regole talmente giuste da risultare ovvie?

Forse è proprio questo il problema, quando una cosa è ovvia ci sembra banale e quindi tendiamo ad ignorarla.

Nel mio lavoro lo vedo continuamente: 

Tutti sanno che dovrebbero diversificare gli investimenti, tutti sanno che diversificare è la prima regola.

È ovvio, è banale ed infatti sono in tantissimi a non farlo!

Diversificare è un po’ come fare stretching, spesso ci sembra noioso, inutile e alle volte anche doloroso, ma è necessario. Fare stretching è il modo migliore per diminuire il rischio infortuni così come diversificare è il modo migliore per diminuire il rischio di forti oscillazioni nel valore dei nostri investimenti.

Naturalmente diversificare in modo corretto non è semplice, è molto importante informarsi, eventualmente affidarsi ad un professionista o nel caso del fai da te, selezionare un fondo di asset allocation con un profilo di rischio in linea con il proprio.

Naturalmente diversificare in modo corretto non è semplice, è molto importante informarsi, eventualmente affidarsi ad un professionista o nel caso del fai da te, selezionare un fondo di asset allocation con un profilo di rischio in linea con il proprio. Parleremo in maniera più approfondita di questo e di altri argomenti nel nostro corso MAS4 BEGINNERS.

Esattamente come fare stretching in modo sbagliato si rischia di creare danni ancor prima di iniziare.

Proteggerci, in tutti gli ambiti della vita, è un nostro dovere, anche se spesso è noioso e tante volte il rischio ci appare come una eventualità remota. I “cigni neri” accadono più spesso di quanto possa sembrare, è ingenuo stupirsene.

L’uomo resta attonito quando vede verificata nel caso proprio la regola generale.

Hai dei dubbi? Il team MAS4 è qui per te!
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Pensione: non può risolvere tutto Luigi, il mio amico all’INPS

Eppure per anni nessuno mi ha chiesto niente di Luigi e del suo lavoro.

Luigi è un funzionario dell’INPS, io e lui siamo amici da più di 30 anni, siamo cresciuti insieme, stessa città, stessa compagnia. Poi si sa, con tanti ci si perde un po’ per strada, ma io e Luigi no, mai, nonostante io sia partito dalla nostra città e lui abbia fatto la scelta di restare.

Luigi dopo il master ha accettato di entrare all’INPS.

Beh, in tutti questi anni non avevo mai realizzato quanto potesse diventare “prezioso” avere un amico che lavora all’INPS… Sono più di 20 anni che lui è lì eppure, ora, all’alba dei nostri 50, mi accorgo che questa “entratura” è molto ambita.

“Giorgio ma il tuo amico lavora ancora all’INPS? Non è che gli potresti chiedere se…”
“Gio, Luigi, lo senti ancora? Secondo te lo posso chiamare per delle informazioni sulla pensione di mio fratello…”

No no tranquilli, non è ancora attrezzato per la moltiplicazione dei contributi! Semplicemente è qualcuno che ne capisce qualcosa di pensione.

Però ora che abbiamo, chi più chi meno, almeno 25 anni di lavoro alle spalle e quindi di contributi… ora che a fare nottata tutti insieme ancora ci divertiamo, ma poi ci vogliono due giorni di camera oscura per recuperare… insomma, ora che nei momenti di lavoro più intenso non viene più da dire “Ho bisogno di ferie” ma “Non vedo l’ora di andare in pensione”…

Ecco. Adesso iniziamo a pensarci seriamente alla pensione e alle risorse di cui avremo bisogno per vivere un giorno senza lavorare.

Ed è così che ci accorgiamo di sapere davvero poco, di come funziona il sistema, di quali regole sottendono la pensione che stiamo maturando, insomma di quanto, come e quando inizieremo ad incassare i frutti della nostra contribuzione di una vita. E Luigi torna in grande auge! Bombardato di domande, l’altro giorno mi ha detto:

“Ma perché le persone non ci pensano prima?! ”

Esatto! Perché?

Naturale: perché quando siamo giovani la pensione è una roba da vecchi e poi chissà se la prenderemo mai noi la pensione, in Italia non nascono più bambini, a noi nessuno pagherà la pensione e a botte di luoghi comuni e frasi fatte per decenni ce ne disinteressiamo, salvo realizzare, a volte troppo tardi, che sarebbe stato meglio approfondire in tempo e soprattutto intervenire!

La cosa grave è iniziare a preoccuparsene così tardi!

Ovviamente parliamo di un argomento molto complesso, nell’ambito del quale ognuno ha una storia del tutto personale. Se volete capire meglio le basi della struttura previdenziale italiana e come intervenire subito facendo delle scelte attive e corrette vi invitiamo anche a seguire il nostro corso MAS4 RETIREMENT.

Dicevamo prima COME, QUANDO e QUANTO incasseremo di pensione?

Rispetto al “QUANTO” la parola chiave da ricordare è coefficiente di trasformazione. Grazie a questi valori il montante contributivo versato dal lavoratore durante la sua vita lavorativa viene trasformato nella pensione annua.

I coefficienti di trasformazione variano in base all’età anagrafica del lavoratore nel momento in cui consegue la prestazione previdenziale, a partire dall’età di 57 anni fino ai 70 anni. Maggiore è l’età del lavoratore, più elevati risulteranno anche i coefficienti di trasformazione. Tuttavia, negli anni, i coefficienti di trasformazione, a parità di età, sono andati diminuendo.

Per questo si dice che i pensionati del futuro incasseranno una pensione di gran lunga inferiore rispetto all’ultimo stipendio! Questo differenziale è il cosiddetto GAP previdenziale.

Facciamo un esempio pratico: un lavoratore autonomo di 48 anni, che oggi ha un reddito annuo lordo di 35.000 euro, potrà andare in pensione a 68 anni e 8 mesi anni (nel 2040) con una pensione lorda annua pari al 43% del suo reddito annuo lordo finale (stimando che esso sia cresciuto del 2% all’anno tra oggi e il 2040), con un GAP previdenziale del 60% !

Per capire le azioni concrete da mettere in atto subito per ridurre il GAP previdenziale bisogna informarsi ed educarsi, ricordiamo il sito del COVIP con tante info utili o corsi come il nostro Mas4-retirement che approfondiscono l’argomento nel dettaglio e danno soluzioni pratiche.

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