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L’educazione finanziaria necessita di un buon glossario per poter essere davvero completa.

Glossario dei termini più comuni in ambito finanziario

Abbiamo deciso di compilare questo glossario per  allargare la tua conoscenza della terminologia nei contesti finanziari. E’ importante perchè permettedi comprendere al meglio le opportunità del mercato.

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A

È il processo con il quale si decide in che modo distribuire le risorse fra i diversi possibili investimenti. Le principali categorie di investimenti entro cui si orienta questa scelta possono essere suddivise in attività finanziarie (azioni, obbligazioni, liquidità) o attività reali (immobili, merci, metalli preziosi, etc.). L’asset allocation è la decisione più importante per investire, definisce circa il 90% del risultato di un investimento.

Un’azione, in finanza, è un titolo rappresentativo di una quota della proprietà di una società per azioni, appunto. Il possessore è detto azionista, shareholder in inglese.
Da investitori, acquistare azioni significa, a tutti gli effetti, diventare soci di una azienda e partecipare ai risultati operativi e finanziari della compagnia, che possono tradursi in un dividendo distribuito – ne parliamo martedì 5.
L’investimento azionario può consentire, in un orizzonte temporale (più dettagli giovedì 17) di medio/lungo periodo, una crescita del capitale investito.
Per ridurre il rischio è importante acquistare un portafoglio ben diversificato (assortito!) di titoli azionari, magari attraverso un fondo di investimento.

B

Se parlate con un gestore di fondi, lo nominerà almeno 10 volte. Per il semplice motivo che lo pagano se fa meglio del Benchmark.
In pratica per il gestore non è importante se il mercato vada su o giù, quello che importa è la sua performance relativa (gestione attiva).
Per tutti gli altri rappresenta un parametro di riferimento, facciamo il classico esempio, tuo cugino ti consiglia “Tesla”, tu compri azioni tesla per 1000 USD e dopo un anno vale 2000 USD.
Due ipotesi: 1 – tuo cugino è un genio della finanza, chiedigli un altro titolo (un sms anche a me, grazie); 2 – Tuo cugino è fortunato ma non ne capisce niente.
Per rispondere alla domanda dobbiamo vedere se il “consiglio” ha performato meglio del parametro di riferimento, in questo caso il Nasdaq: se avesse fatto il 300% vedi come tuo cugino, nonostante ti abbia fatto guadagnare, rientra più nel secondo caso.

No non e’ il James 007 a cui state pensando.
Bond o obbligazione sono Titolo di debito (Prestito) emessi da società o stati sovrani per finanziarsi. Ad esempio, Generali emette 100 milioni di debito e si obbliga (da cui obbligazione) a pagare una cedola del 2% l’anno per 10 anni.
Se sottoscrivo il bond per 10.000 Euro, riceverò 200 euro all’anno per 10 anni e i 10 mila euro prestati tra 10 anni, sempre che Generali, nel frattempo, non fallisca (default).

C

Il Capital Gain esprime la plusvalenza su un’operazione di acquisto/vendita di un titolo azionario, obbligazionario o fondo che sia. Quindi nel momento in cui vendiamo in guadagno ricordiamoci che non è tutta nostra la differenza, una quota va in imposte.
In Italia l’aliquota sul Capital Gain è al 26% e comprende tutti gli strumenti finanziari: Azioni, Obbligazioni corporate, ETF, Fondi comuni di investimento. Fanno eccezione i Titoli di Stato, ed i Fondi che investono in Titoli di Stato (oltre ad una vasta gamma di titoli “pubblici”) che sono tassati al 12,5%.
Quindi in sostanza converrebbe chiudere in perdita? Questo mai, ma ricordiamoci che le minusvalenze possono essere utilizzate per compensare plusvalenze nei successivi quattro anni.

È un termine inglese, ma che deriva dal francese commoditè e identifica beni, ma potrebbero essere anche prodotti o servizi, altamente standardizzati, ed indifferenziati, di pari valore indipendentemente da chi li produce.
In finanza per commodity si intendono le “materie prime”: petrolio, metalli o prodotti agricoli.
La negoziazione delle commodities prevede lo scambio fisico (molto ingombrante quindi!!) e il prezzo viene determinato da domanda e offerta.
Investire in commodities significa, più spesso, farlo attraverso l’utilizzo di strumenti derivati come #Futures (seguici martedì 6), #opzioni o semplicemente #ETF e Fondi. La cosa da ricordare, sono strumenti molto volatili quindi rischiosi, non adatti ai piu’ se non all’interno di un piano di investimento di ampio respiro, con un allocazione che non supera il 10% degli asset totali.

D

Default, termine anglosassone che esprime il concetto di insolvenza, ossia l’incapacità da parte del debitore di far fronte ai propri impegni.
In parole semplici, mi presti 1000 Euro, con la promessa di restituirteli dopo un anno, se dopo un anno ti chiedessi di aspettare ancora un po’, ecco io sarei tecnicamente in Default. Si tratta ovviamente di uno dei vocaboli più temuti in ambito finanziario, soprattutto in relazione ai titoli obbligazionari ma le conseguenze possono essere davvero problematiche per tutti. Tra i più celebri esempi di default ricordiamo il fondo LTCM, che alla fine degli anni 90’ rischiò di mettere in crisi il sistema finanziario americano; quello della Lehman Brothers, una delle principali banche d’investimento statunitensi, al centro della crisi finanziaria del 2008. In Italia i casi più celebri sono stati Cirio e Parmalat.

In finanza, è rappresentato dalla quota di utile che viene distribuito (in gergo: “staccato”) da una società ai suoi azionisti. Quindi se investo in una Azione (Società) che dimostra di avere degli utili stabili nel tempo posso anche contare sul fatto che annualmente il mio investimento mi frutterà un rendimento. La differenza con la cedola delle obbligazioni? Semplice, la cedola è definita contrattualmente “obbligazione” mentre l’importo del dividendo viene deciso annualmente. Quindi se compro 10.000 euro dell’obbligazione di Generali al 2% so’ che riceverò 200 euro all’anno. Se compro 10.000 euro del titolo Eni, il dividendo potrebbe cambiare in base all’andamento economico ed un anno ricevo 400 e un anno ricevo 100.

E

L’acronimo di Environmental, Social, Governance . Si utilizza per indicare tutte quelle attività legate all’investimento responsabile che perseguono gli obiettivi tipici della gestione finanziaria tenendo però in considerazione aspetti di natura ambientale, sociale e di «buon governo aziendale».
Investire guardando al futuro significa necessariamente farlo nel rispetto del nostro pianeta e di tutti noi che lo abitiamo!
Il riconoscimento ESG ci vuole aiutare a distinguere e riconoscere innanzitutto le aziende e quindi gli investimenti (che siano #fondi, #ETF o #gestioni patrimoniali) che si concentrano solo su di esse.
Intanto possiamo iniziare noi tutti, in primis non stampando le email , ma forse in modo più importante, investendo i nostri risparmi in società dove E S e G abbiano il giusto rilievo!

Exchange Traded Funds ossia particolari fondi di investimento negoziati in Borsa, che hanno come obiettivo di ottenere fedelmente il rendimento di determinati indici o benchmark. Sono vantaggiosi in termini di costi, per la semplicità nel prendere esposizione in modo diretto al mercato scelto e per la trasparenza del portafoglio. Ad oggi si trovano sul mercato numerosi ETF di differenti case e con numerose tematiche di investimento: diverse per classi di attività per regioni, per paesi, per settori e per specifiche tematiche. Bisogna prestare particolare attenzione al momento dell’acquisto: al momento ti basti ricordare che quando vedi 2x o 3x nella descrizione puoi starne alla larga.

F

I fondi comuni d’investimento sono strumenti finanziari costituiti da un patrimonio unico composto dalle somme versate da più risparmiatori e gestito da una Società di Gestione del Risparmio (SGR o, in inglese, AssetManagementCompany) specializzata nella scelta delle attività finanziarie in cui investirlo. Il patrimonio è suddiviso in tante parti unitarie, dette quote, che vengono sottoscritte dai risparmiatori, proporzionalmente alla somma versata, con uguali diritti per tutti.
Grande o piccolo che sia il mio patrimonio, se decido di investire attraverso un fondo comune io compro delle quote ad un certo prezzo e il gestore investe i soldi, miei e di tutti gli altri sottoscrittori come me, potendo realizzare una diversificazione che, molto difficilmente, avrei mai potuto ottenere solo con i miei risparmi.

Il Forex Risk o rischio di cambio è un aspetto da tenere in considerazione nel momento in cui decidiamo di allargare i nostri orizzonti geografici di investimento.
Se decidiamo di acquistare azioni extra UE oppure obbligazioni australiane ricordiamoci che possiamo andare incontro ad un piccolo disagio: ossia che il titolo vada molto bene, ma poi ci accorgiamo che il cambio è andato molto male. Essere a conoscenza del rischio di cambio è molto importante, come nell’esempio potrebbe cambiare il risultato in modo significativo.
Esistono strumenti di “copertura” di questo rischio, ma come tutte le cose ha un costo, in parole semplici è il premio assicurativo.
Quando sentite parlare di investimenti a cambi coperti, sappiate che avete sottoscritto anche un premio assicurativo per eliminare detto rischio.

Immagina di avere una cena importante tra un mese, e vuoi assicurarti di avere pesce spada fresco. Vai al mercato del pesce e ti accordi per 50kg di spada (siamo in tanti ) per l’8 novembre a 30 Euro al kg.

Quello che hai appena concluso è un contratto #Future.

In pratica il contratto #future serve a scambiarsi beni nel futuro ad un prezzo pattuito oggi.

Se volessimo continuare la storia. Immagina poi di arrivare al 5 novembre, e causa Covid, devi cancellare la cena, immaginiamo poi che noi due ci incontrassimo il 6; io ti dica che ho una cena il 9 novembre ma non riesco a trovare 50Kg di spada e che sarei disposto a pagare 40 Euro al chilo. Inoltre sappiamo che lo spada al mercato ha superato i 50 Euro. A quello punto è chiaro che ci sono i presupposti per concludere una transazione futures vantaggiosa per tutti.

I contratti future sono strumenti lineari derivati, termine spesso demonizzato in modo scorretto, come nella maggior parte dei casi, è l’uso che se ne fa, non lo strumento, il problema.

G

in inglese significa letteralmente crescita, indica sia una caratteristica di un titolo azionario, sia un particolare stile di gestione, che appunto va alla ricercano questa particolare tipologia di titoli.
Cosa sono i titoli #Growth? Semplice sono azioni con un prezzo superiore ad un ipotetico valore di equilibrio o fair value (nel mondo anglofono).
Quindi perché dovrei comprare qualcosa che oggi è sopravvalutato? Perché chi investe in questa tipologia di aziende investe sul futuro o meglio su un’aspettativa di crescita futura degli utili superiore alla media del mercato.
Società\titoli con caratteristiche Growth popolano principalmente il settore Tecnologico e Farmaceutico.
Ricordiamoci che i titoli Growth tipicamente non pagano il dividendo visto che gli utili sono reinvestiti e non distribuiti agli azionisti. Se guardiamo al mercato azionario statunitense, rappresentato dall’S&P 500, negli ultimi 10 anni ha generato un rendimento di circa il 250% di cui circa 1/3 grazie ai dividendi! Diciamo che il dividendo può essere visto come il prezzo che stiamo pagando oggi per comprare crescita futura.
Attenzione: se le aspettative di crescita sono disattese questi titoli tendono a perdere di più rispetto alla media del mercato, in altre parole sono più rischiosi o volatili (ne parliamo lunedì 26 ottobre).
L’antagonista del Growth è il Value ma di questo parleremo lunedì 26 ottobre.

Cosa rappresenti l’oro nella vita reale, più o meno, lo sappiamo tutti, quello che invece è da capire è se sia conveniente acquistare oro al solo scopo di fare un investimento.
Anche se Paperon De Paperoni era solito dire: “ l’oro non è tutto, c’è anche il platino” nella realtà dei fatti l’oro è il metallo più ambito nelle fasi in cui nei mercati azionari tira una brutta aria.
E’ per questo che il metallo giallo è considerato il bene rifugio per eccellenza.
Ma che cos’è un bene rifugio?
Senza perderci in tecnicismi possiamo dire che un bene rifugio è un bene al quale le persone si affidano nei momenti in cui sentono il bisogno di proteggersi da qualche rischio.
Ad esempio molti addetti ai lavori sostengono che l’oro protegga dal rischio di inflazione e dal rischio di un crollo del mercato.
E’ vero?
A conti fatti non proprio. Se consideriamo gli ultimi 47 anni l’oro ha protetto dall’inflazione solo 24 volte, un po’ poco per considerarlo il rimedio per eccellenza a questo problema.
Ed anche sul fatto che protegga dalle fasi di crisi del mercato è lecito avanzare qualche dubbio.
E’ vero che durante le recessioni l’oro tende a perdere meno rispetto al listino azionario, ma se valutiamo l’andamento degli ultimi 48 anni possiamo vedere che l’oro ha avuto un rendimento inferiore a fronte di una volatilità maggiore.
In parole povere rispetto alle azioni l’oro fa guadagnare meno e rischiare di più.
Allora vuol dire che in nessun caso dobbiamo investire in oro?
No, purtroppo nel mondo degli investimenti non è mai tutto nero o tutto bianco, sono molti i parametri da tenere in considerazione e certamente in determinate condizioni di mercato avere una parte di oro in portafoglio può non essere sbagliato, anche se io personalmente non lo consiglio.
Come sempre, per non fare errori, la cosa importante è che tu prenda ogni decisione di investimento assieme al tuo consulente di fiducia, per il momento a me preme solo che tu sappia che non è vero che, come alcuni sostengono, l’oro sia sempre in grado di proteggerti dai rischi.

Quando parliamo di azioni globali o obbligazioni globali, precisamente nell’ambito di un fondo d’investimento, significa che stiamo parlando di qualcosa che sta investendo in “tutti i paesi del mondo”, o quasi: comprando azioni di società o bond (che rispettivamente, operano o sono emesse, nei diversi continenti ed emisferi.
Un fondo “globale” normalmente ci consente di far confluire i nostri risparmi a molte aziende internazionali (se azionario) o di prestare a paesi o aziende (se obbligazionario) di tutto il mondo, naturalmente sulla base delle attente scelte che il gestore del fondo in cui ho investito fa per me e per tutti gli altri sottoscrittori.
Il mappamondo degli investimenti non coincide perfettamente con quello geografico ma, se parliamo di azioni, il più esteso degli investimenti globali considera le aziende di oltre 50 paesi e, per le obbligazioni si spazia in oltre 25 stati!
Scegliere un investimento globale consente, ad esempio, di evitare l’homebias ossia l’errore di preferire investimenti “di casa” con l’illusione di controllarli da vicino.

H

Hard Currency significa letteralmente “valuta forte” e rappresenta quella valuta che, non solo viene scambiata e negoziata a livello globale, ma in più, è in grado di fungere da bene rifugio, in condizioni di mercato avverse, in quanto si mantiene nel tempo affidabile e stabile. Quando il mare si ingrossa è meglio essere su una barca grande che su una piccola. Corriamo meno rischi che un’onda anomala ci capovolga.
Valuta forte per eccellenza è il dollaro americano (USD), adottato a livello mondiale per gli scambi commerciali e finanziari e, naturalmente, l’euro (EUR).
Nei nostri investimenti troveremo esplicitamente riferimento ad #HardCurrency in contrapposizione a LocalCurrency, quando ci avviciniamo agli investimenti in obbligazioni emesse dai PaesiEmergenti che, infatti, possono decidere di finanziarsi emettendo i loro titoli di stato sia in USD o EUR (nel caso di alcuni paesi emergenti soprattutto dell’Europa orientale) che nella loro valuta locale o “debole”.
Quindi in sintesi riprendiamo il concetto di CurrencyRisk di cui abbiamo parlato la settimana scorsa e lo integriamo. Supponiamo di decidere di investire in un fondo o ETF dedicato ai Bond dei Paesi Emergenti. Se il fondo è in HardCurrency conterrà tutte emissioni in USD e forse euro, ma se è invece dedicato alle LocalCurrencies, dobbiamo tener presente che il risultato finale sarà legato anche alle oscillazioni delle diverse valute locali rispetto all’euro, quindi stiamo comprando anche un rischio cambio.
In verità sarebbe anche tutto un po’ più complesso di così… ci perdoneranno i super tecnici, ma vogliamo rendere i concetti semplici!

Titolo obbligazionario ad alto rendimento o bond con il tacco a spillo proprio per descrivere l’elevata cedola che li caratterizza.
Hai già l’acquolina in bocca oppure senti puzza di bruciato? Gli emittenti considerati High Yield hanno una situazione di solvibilità sub-ottimale e per questo sono costretti a pagare alti interessi per attrarre capitali (premio per il rischio).
Le “succose” cedole promesse e il potenziale apprezzamento di valore sono l’elemento tentatore, ma attenzione! Il prezzo di un HY va spesso in altalena ed è soggetto a potenziali ampie oscillazioni strettamente correlate allo stato di salute del settore di riferimento e della situazione finanziaria dell’emittente. Inoltre, in scenari economici estremamente negativi, il bond potrebbe smettere di pagare le cedole e/o non rimborsare il capitale investito.
High Yield si nasce, ma ci si diventa anche. E’ il caso degli “Angeli Caduti” (“Fallen Angels” per fare quelli cool), cioè emittenti che navigavano in acque tranquille, ma successivamente si sono ritrovati in difficoltà finanziarie. Inoltre, non tutti gli HY sono uguali, infatti le agenzie di rating definiscono una scala con diverse “sfumature” di HY, abbinando a ciascun livello (nel gergo finanziario “notch”) una crescente probabilità di fallimento. Se tale malaugurato evento dovesse effettivamente verificarsi, l’emittente sarà in default, bancarotta, game over, insomma chiamatelo come volete ma sicuramente sì, a quel punto potete dire “bye bye” a tutti o gran parte dei vostri risparmi investiti.
Ricordiamoci che gli HY bond sono i più vulnerabili alle crisi di liquidità dei mercati. Quindi sì bella cedola, ma trattare con cautela e il fai da te è sconsigliato! Se si vuole prendere posizione su questa classe di attivo è meglio utilizzare strumenti ben diversificati, che riducono il rischio della singola emissione, come Fondi comuni di investimento o ETF.

I

O anche High Grade bond, titolo di “alta qualità”. Sono i cugini benestanti degli HighYieldBond. Macro-classe dal sangue più o meno blu, cielo azzurro o poco nuvoloso sulle loro finanze dato che tali emittenti hanno un attivo di qualità e dalle spalle larghe, una buona redditività e pertanto prospettiva di vita lunga e rosea. Offrono una cedola più bassa di un bond HY, niente tacco alto per loro, e niente montagne russe per il loro prezzo. Ricapitolando, un IG rende meno di un HY perché è meno rischioso: 1) meno rischio di credito data l’elevata capacità di rimborsare il debito e pagare i relativi interessi; 2) meno rischio di liquidità, cioè alta probabilità di riuscire sempre a negoziare il bond in tempi rapidi e ad un prezzo corretto di mercato, visto che tale mercato degli IG è molto “profondo”, con una vasta platea di investitori attivi e con emissioni di ammontare in genere importante. E ora che succede? già sparita l’adrenalina precedentemente accumulata nella lettura degli HY? Allora vi metto in guardia! Le agenzie di rating individuano anche per gli IG diverse sfumature (“notches”) di rischio e le ordinano per probabilità di default crescente; quindi sì, scelgo un titolo con poco rischio, ma posso scegliere “quanto poco”. Inoltre, il rating è un giudizio dinamico che può essere confermato, ma anche modificato nel tempo: abbiamo già visto i “Fallen Angels” e adesso parliamo di “Rising Stars” (“Astri Nascenti”), HY davvero “virtuosi”, che sono cresciuti ed hanno rafforzato la propria situazione finanziaria diventando IG…onore al merito!
Ricordiamo che esistono bond con investimento (in gergo “taglio”) minimo che può variare da 1.000€ fino anche a 200.000€, quindi investire diversificando potrebbe essere piuttosto proibitivo per alcuni investitori con portafogli limitati. Ribadiamo pertanto la possibilità di prendere posizione anche su questa classe di attivo tramite strumenti ben diversificati e con taglio minimo ridotto come Fondi comuni di investimento o ETF.

ISIN (international Securities Identification Number): è nato, è nato! Quando nasci ti iscrivono all’anagrafe con un nome e ti assegnano un codice fiscale che porterai sempre con te. La stessa cosa avviene per gli strumenti finanziari sul mercato. Che si tratti di una femminuccia o di un maschietto…ops, volevo dire di un’azione, di un bond o magari di un ETF ma anche un fondo, poco importa, ogni strumento dovrà essere registrato presso un’anagrafe e verrà marchiato a vita con un ISIN, un codice univoco ed inequivocabile che viene creato su richiesta dell’emittente dello strumento o di chi abbia curato il collocamento.
A cosa serve?
Serve a non fare confusione e pertanto ad evitare di scambiare uno strumento con un altro visto che alcuni di questi potrebbero avere caratteristiche molto simili. Puoi utilizzarlo ad esempio quando hai bisogno di trovare senza errore un titolo sulla tua piattaforma.
Chi è l’autorità competente ad emettere questo codice?
ANNA! No, non la nostra amica Anna, ma l’Association of National Numbering Agencies. Questa associazione internazionale si compone di varie autorità competenti a livello nazionale. Per l’Italia, ad esempio, è Banca d’Italia ad assegnare gli ISIN.
Come è fatto?
Le regole di costruzione sono stabilite dall’ISO (International Organization for Standardization) precisamente sulla base dello standard ISO 6166. Loro sì che sanno come fare!
Si compone di 12 caratteri alfanumerici ed è scomponibile in 3 parti: i caratteri 1 e 2 sono sempre lettere e individuano il Paese in cui l’emittente ha sede legale (attenzione però, ci sono anche codici speciali, ad esempio XS, per titoli internazionali); i caratteri 3-11 sono alfanumerici e sono scelti dall’autorità competente; il carattere 12 è un numero di controllo e conferma che il codice sia autentico. Tranquilli, noi lo troviamo già bello e pronto!
Dai, facciamo un esempio…
Ciao, piacere di conoscerti! Mi chiamo IT0005383309 e sono un BTP, un titolo obbligazionario “nato” (si dice emesso!) dal Tesoro italiano il 1° Settembre 2019. Ho tanti fratelli che mi somigliano molto per cedola, scadenza e non solo. Tutti noi passeremo tra le mani di diversi investitori ai quali speriamo di dare tante soddisfazioni per il nostro rendimento. Fino al 2030, quando purtroppo scadrò, sono a tua disposizione e semmai volessi comprarmi (o vendermi), cercami usando il mio ISIN così non mi confonderai con gli altri!

J

January effect – cos’è l’effetto “gennaio”?? È la teoria, o forse il mito, secondo cui l’andamento dei mercati azionari delle prima settimane di ogni anno possa aiutarci a prevederne l’andamento per i restanti 11 mesi e mezzo…
Tanti studi hanno cercato delle ricorrenze stagionali nel comportamento dei mercati che consentissero di fare delle previsioni.
Sell_in_May_and_go_away! È un altro di questi Leitmotiv della finanza.
Ma torniamo al nostro January effect: dati storici tra il 1904 e il 1974 mostravano che i rendimenti medi del mese di gennaio fossero di cinque volte superiori alla media dei risultati degli altri mesi dell’anno, tuttavia, negli anni più recenti il “segnale” sembra essersi indebolito: tra il 2000 e il 2019 per 10 volte il mese di gennaio ha messo a segno risultati positivi ed altre 9 volte ha perso terreno ed in questo periodo l’andamento delle prime settimane dell’anno è stato predittivo della chiusura dell’anno in poco più del 60% dei casi – se poi allargassimo l’analisi al periodo 1962/2019 arriveremmo ad una capacità previsionale del 50%…. il lancio della monetina testa/croce insomma…
Pensiamo agli ultimi anni: gennaio 2018 ha visto i mercati azionari in territorio ampiamente positivo, ma poi l’anno si è concluso in direzione opposta mentre nel 2019 un buon inizio ha poi portato alla chiusura di un anno memorabile per la crescita dei mercati azionari – proprio quel 50 e 50 che dicevamo…
Che lezione ci portiamo a casa quindi? Che forse dovremmo laciar perdere il tentativo di fare gli indovini con il January effect consapevoli che se investiamo sui mercati azionari, aldilà delle oscillazioni di breve termine, la progressione di crescita media nel tempo del nostro capitale è il vero obiettivo!

K

Tassi chiave o di riferimento. Tecnicamente sono uno strumento di politicamonetaria a disposizione delle Banche Centrali del mondo ed hanno l’obiettivo di influenzare il costo del denaro e far sì che il mercato del credito funzioni correttamente e che l’economia possa crescere in maniera sostenibile e con #inflazione controllata. Le Banche Centrali (ad esempio la Federal Reserve americana o la Banca Centrale Europea), come un barometro, monitorano tali variabili e intervengono tarando i tassi di interesse di riferimento: un’economia che cresce troppo velocemente genera inflazione e suggerisce un aumento dei tassi per togliere liquidità dal sistema e “raffreddare” l’aumento dei prezzi (politica restrittiva), mentre nel caso opposto si rende necessario uno stimolo tramite abbassamento dei tassi per rendere il credito più accessibile e favorendo investimenti e consumi (politica espansiva). In Europa, la BCE può agire su 3 tassi che spieghiamo brevemente:
– Tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali, cioè quello applicato alle banche se si finanziano presso la BCE dando titoli in garanzia;
– Tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginale, cioè quello applicato alle banche se si finanziano presso la BCE senza garanzie;
– Tasso sui depositi cioè quello al quale le banche possono depositare fondi in eccesso presso la BCE;
Il sistema di formazione dei tassi di interesse sul mercato è un modello “a cascata”, visto che i tassi di cui sopra costituiscono un corridoio all’interno del quale si formano i tassi interbancari, ovvero i tassi ai quali le banche si prestano denaro tra di loro (avrete sentito parlare di EURIBOR e EONIA!) e da lì si arriva ai tassi maggiorati di uno spread applicati dalle banche ad aziende e famiglie.

sei interessato a sottoscrivere quote di fondi comuni o ETF?
Ti verrà consegnato obbligatoriamente un documento di due pagine KIID Key Investor Information Document) ossia un “Documento con le informazioni chiave per gli investitori”, utile per conoscere meglio il fondo che stai per acquistare. Il formato è lo stesso per tutti i fondi, per questo ti aiuterà a confrontare i diversi prodotti su cui stai effettuando la tua scelta.
Come fai a leggerlo?
Innanzitutto si compone di 4 parti principali:
a) finalità e politica di investimento;
b) profilo di rischio rendimento;
c) costi;
d) performance storiche.
Vediamo insieme come leggere le singole componenti:
a) Politica di investimento; qui puoi trovare una descrizione dei principali strumenti in cui investe il fondo, se preferirà obbligazioni, o azioni, o leva finanziaria (vedi domani) e il suo benchmark ….
b) Profilo di rischio rendimento: Se hai un basso profilo di rischio non scegliere prodotti per cui si accendono i quadratini nella parte più a destra della barra ma prodotti con valori pari ad esempio ad 1,2 o 3.
Dietro questi numeri c’è un indicatore calcolato e basato sulla volatilità passata del fondo (capirai meglio il 26 ottobre) calcolata sugli ultimi 5 anni. Ricorda comunque che un rischio più basso comporta un rendimento potenzialmente più basso, e un rischio più elevato comporta un rendimento potenzialmente più elevato.
c) Costi: La tabella standardizzata per tutti i prodotti è molto utile per cercare a parità di caratteristiche il prodotto più conveniente!
I costi di sottoscrizione e rimborso li sostieni una sola volta (quando lo compri o vendi); le spese ricorrenti le pagherai ogni anno, mentre quelle sul rendimento solo in caso il fondo facesse meglio del proprio benchmark.
d) Performance storiche: Attraverso una rappresentazione grafica a barre potrai vedere il rendimento annuo del fondo e del suo benchmark – laddove presente – negli ultimi 10 anni. Come leggerlo? Sull’asse orizzontale troverai indicati gli ultimi 10 anni; su quello verticale il valore di un rettangolino che rappresenta il rendimento percentuale del prodotto e del benchmark (con un colore diverso) in quell’anno.
Come da normativa, dobbiamo ricordare che i rendimenti passati non sono garanzia di rendimenti futuri.

L

cosa si intende per leva nel mondo degli investimenti?

Facciamo un esempio, ho i soliti 10000 da investire, li investo in un prodotto classico (senza leva) che sale e adesso vale 11000, quindi un guadagno di 1000 (10%), se avessi investito sullo stesso strumento con leva 2 avrei realizzato il doppio quindi 2000 (20%).

Semplice no? direi un affare!

Il problema è che sto prendendo il doppio del rischio, facciamo l’esempio opposto, il fondo classico vale adesso 5000, ho perso 5000, il 50% del capitale , se avessi avuto una leva due quanto avrei perso?

Esatto! avresti perso tutto, andiamo oltre, e se avessi avuto una leva 3? In quel caso non solo avresti perso 10000, ma saresti anche in debito di 5000.

Spero il messaggio sia chiaro: i prodotti a leva vanno presi con le molle, ai più consiglierei vivamente di starne alla larga.

è una strategia di investimento, tipicamente adottata dagli Hedge Funds, ma sempre più diffusa e comune anche nell’ambito dei Fondi comuni d’investimento. Di cosa si tratta esattamente? Significa cercare di stare sempre dalla parte giusta del mercato: comperare quello che pensiamo sia destinato a salire e vendere ciò che riteniamo sia destinato a svalutarsi. Facile!

Si più o meno… prendere una posizione “long” è davvero semplice e consiste esattamente nell’acquistare sul mercato un certo numero di azioni e detenerle nel proprio portafoglio. Andare “short” è leggermente più complesso e si compone di due operazioni.

Supponiamo di essere convinti che il prezzo di una certa azione sia destinato a scendere nei prossimi mesi, cosa possiamo fare?

Io non ho quell’azione, quindi innanzi tutto devo prenderne a prestito un certo numero di quote da una controparte che le possiede e che accetta di “prestarmele”, ad esempio per 3 o 6 mesi, con l’impegno di restituirgliele alla scadenza pattuita pagando ovviamente un certo importo d’interesse per il prestito.

A quel punto, quando entro in possesso dei titoli posso venderli subito, al prezzo di oggi, e nel momento in cui devo restituirli al vero proprietario li vado a ricomperare ma, se ho avuto ragione e il titolo è sceso in quel periodo li ricompro ad un prezzo più basso e guadagno sulla differenza!!

Meraviglioso! In questo modo posso guadagnare sul mercato azionario anche quando le borse scendono!

Ovviamente attenzione, prendere una posizione “short” (ossia vendere allo scoperto) significa farsi carico di un rischio infinito, perché se durante il periodo in cui io mi aspetto che il prezzo scenda… questo sale… (e potrebbe salire all’infinito!!) quando io lo vado a ricomperare ad un prezzo molto più alto devo farmi carico non più del guadagno di prima, ma della perdita e questa potrebbe essere davvero alta.

Come molto spesso accade in finanza, le strategie “long/short” non sono la panacea di tutti i mali ma nemmeno vanno demonizzate. Possono essere adottate infatti nell’ambito di una accurata diversificazione nell’intento di ridurre la stretta relazione tra i miei investimenti e l’andamento del mercato (decorrelare) visto che, come abbiamo detto, gli investimenti “long/short” sono costruiti proprio per beneficiare di sorti alterne delle borse.

M

Mas4: A differenza delle altre parole che abbiamo scelto Mas4 non è un importante termine del mondo finanziario, o almeno non lo è ancora…

MAS4 siamo noi!

Giunti alla M non potevamo dire almeno due parole su chi siamo e sul perché siamo qui.

Chi siamo è presto detto: siamo un gruppo di “Ragazzi” – a noi piace sentirci ancora così – nati negli anni 70 del secolo scorso che, in varie forme, hanno fatto carriere importanti nel mondo della finanza.

A legarci è prima di tutto l’amicizia, ma anche la voglia di mettere a disposizione la nostra esperienza per aiutare le persone a gestire i propri risparmi in modo corretto.

A noi la finanza ha dato tanto e ci piacerebbe restituire qualcosa di quello che abbiamo ricevuto.

Purtroppo da molte persone i mercati finanziari sono visti come un nemico dal quale bisogna stare lontani e questo è un problema.

La nostra convinzione principale è che la finanza non sia roba da ricchi, ma uno strumento che tutti dovrebbero comprendere per migliorare la propria vita.

Quello che ci farebbe piacere è che le persone non si sentissero più sfruttate ma che anzi iniziassero a sfruttare a proprio vantaggio le tante soluzioni offerte.

In fondo la finanza non è altro che uno strumento e come tale non è nè buono nè cattivo, bisogna solo saperlo usare.

Però attenzione, noi non promettiamo miracoli, non ci sentirai mai fare promesse mirabolanti e non ti diremo mai che sarà tutto facile.

Se stai cercando qualcuno che ti insegni a fare il 50% all’anno noi non siamo le persone giuste per te.

Mi dispiace, ma le favole, le raccontiamo solo ai nostri figli prima di dormire 

Quello che vogliamo fare è spiegarti, con parole semplici, qual sia la strada migliore per gestire i tuoi soldi.

Come ti ho già detto, Noi di MAS4 siamo certi che anche con pochi soldi sul conto si possano ottenere vantaggi importanti investendo nel modo corretto; dirti come si fa sarà la nostra missione.

Sappiamo che non sarà un compito facile, ma sappiamo anche che metteremo a disposizione tutta la nostra esperienza e la nostra voglia, e se tu ci metterai il tuo impegno, siamo certi che potremo fare grandi cose.

inteso come mercato monetario o strumenti monetari, sono strumenti di investimenti a breve termine, meno di anno.

La cosa da ricordare è:

  • Evitateli con cura!

La matematica non è un’opinione i rendimenti a breve sono negativi, si avete capito bene, NEGATIVI, per orizzonti fino a 3 anni, mi vengono restituiti meno soldi di quello che presto.

Per fare il classico esempio, se investo 10000 in uno strumento a 6 mesi, dopo sei mesi mi restituisco 9960 (-0.4% o 40 basis point), a cui vanno sottratti i costi dello strumento che arrivano anche a costare 1% (pa: per annum), una follia completa!

Lasciatemi aggiungere che un prodotto monetario che costi 1% o più dovrebbe essere semplicemente illegale.

N

(Net Asset Value) , il NAV rappresenta il valore delle singole quote di un fondo e pertanto il prezzo al quale un investitore può sottoscriverle o venderle, oltre ad essere un riferimento per monitorare la performance del proprio investimento nel tempo.

Si calcola dividendo il valore dell’intero patrimonio del fondo per il numero di quote in circolazione e di conseguenza il suo valore è direttamente correlato al valore degli asset in cui tale fondo è investito.

La valutazione del NAV è a cura del gestore o della sua banca depositaria e viene reso disponibile agli investitori con una frequenza diversa a seconda del tipo di fondo, ma sempre specificata nel suo regolamento; per i fondi comuni è generalmente giornaliera, ma a causa dei tempi di valorizzazione e trasmissione dell’informazione ai media, il NAV che vedete pubblicato ha un ritardo temporale, quindi occhio alla data!

I vostri acquisti o vendite avverranno al NAV del giorno in cui si manda l’ordine o a quello del giorno successivo a seconda dell’orario di invio, in gergo “cut-off time” (tempo limite), che è differente da fondo a fondo.

Infine, ricordatevi che in ogni transazione il NAV verrà decurtato delle varie commissioni applicate, quindi attenzione sempre al quantocosta?

Q

(Quantitative Easing)

Tradotto “alleggerimento quantitativo”, è uno strumento di politica monetaria a disposizione delle banche piuttosto aggressivo, non convenzionale e che ha l’obiettivo di fornire forti stimoli ad un’economia in difficoltà. Come funziona? senza soffermarci troppo sui tecnicismi, la Banca Centrale acquista dalle banche determinati asset (in genere bonds) e in tal modo incrementa la quantità di denaro in circolazione nel sistema bancario. Questa iniezione di liquidità incentiva a sua volta il finanziamento dell’economia reale da parte degli istituti bancari e spinge il costo del denaro (i tassi di interesse) verso il basso; famiglie ed imprese potranno indebitarsi a tassi più convenienti e questo darà un impulso a consumi ed investimenti. Per esempio, sarà più facile acquistare una nuova casa con un mutuo, si spenderà di più grazie al credito, le imprese investiranno sul loro business creando posti di lavoro con effetti positivi sull’occupazione…

In tempo di Covid le varie Banche Centrali nel mondo come la Fed e la BCE hanno fatto largo uso di questo strumento per contrastare il collasso economico.

R

è una valutazione, il giudizio sintetico della pagella. È connesso al mondo delle obbligazioni e può essere assegnato ai singoli titoli o alle aziende ma anche ai Paesi emittenti e ci fornisce un’informazione sulla “qualità” del titolo o del soggetto in questione.

I rating sono emessi da agenzie internazionali che valutano una molteplicità di dati e, periodicamente, aggiornano le “pagelle”. Le principali agenzie di rating sono Moody’s, Fitch e Standard&Poor’s. Le classifiche delle tre agenzie non sono esattamente identiche tra loro ma normalmente i giudizi sono piuttosto coerenti.

Prendiamo Standard&Poor’s per esempio: i giudizi vanno da AAA (10 e lode) a D (bocciato)! Ma tra il secchione con la AAA e me (BBB) c’è un mondo di notches (AAA, AA+, AA, AA-, A+, A, BBB) gradazioni di giudizio, tuttavia siamo tutti Investment Grade, insomma sufficienti, qualità buona, e quindi rendimenti non troppo elevati.

Da BB a D, invece, siamo sotto la sufficienza, entriamo nel mondo dell’High Yield (BB, B, CCC, CC, C R, SD, D), qualità bassa = rischio più alto e, quindi, rendimenti più elevati.

Ve lo ricordate il rating del nostro paese?

L’Italia è un emittente Investment Grade?

S

Si tratta di una classificazione dei bond sulla base della priorità di rimborso del capitale in caso di fallimento o liquidazione dell’emittente. Il debito subordinato presenta rischiosità e rendimento superiori a quello senior (detto anche “ordinario”) perché verrà ripagato successivamente a quest’ultimo.

Attenzione! La precedenza del senior non garantisce tuttavia la garanzia di rimborso integrale del proprio credito, ma ha solo un vantaggio temporale; in pratica tali creditori saranno in una “fila prioritaria”, ma saranno soddisfatti solo fino a quando ci sarà attivo da distribuire.

Premesso che il debito subordinato presenta generalmente diverse sottocategorie al suo interno con caratteristiche specifiche, un altro aspetto da non sottovalutare è che in presenza di difficoltà finanziarie dell’emittente, non necessariamente fallimento, anche il pagamento degli interessi potrebbe essere sospeso per alcuni bond sub, rendendo questo prodotto per alcuni versi simile alle azioni.

Sebbene la regolamentazione Mifid abbia incrementato notevolmente il grado di trasparenza e informazione fornita dagli intermediari finanziari alla propria clientela, suggeriamo di non sottovalutare mai i rischi di un qualsiasi investimento e di non lasciarsi tentare dai “succulenti” rendimenti promessi dalle obbligazioni subordinate; sono tanti gli scandali che negli ultimi hanno coinvolto varie banche poi fallite e travolto investitori (“innocenti”, ma spesso “incoscienti”) che hanno perso tutti o gran parte dei propri risparmi.

Diversificare sempre!

T

Total Expense Ratio – in altri campi chiamato TAEG, è quell’indice omnicomprensivo di tutti i costi dello strumento finanziario che ricordiamo essere: commissioni di gestione, oneri amministrativi, commissione di performance o di incentivo, spese legali, costi della banca depositaria, oneri riconducibili alla società di revisione ed i costi relativi all’attività di distribuzione.

Il TER viene espresso in percentuale calcolando il rapporto tra il totale dei costi e il valore complessivo delle masse del #fondo o ETF.

Naturalmente il #TER varia in base al tipo di fondo e in genere è più alto su quelli azionari e più basso su quelli obbligazionari o monetari. Importante conoscerlo e compararlo su strumenti simili ma attenzione, non è un “costo aggiuntivo” che dovete decurtare dal vostro rendimento – vi ricordate il calcolo del NAV? Il TER è già incorporato nel prezzo dello strumento!

Facciamo un esempio: se sottoscrivo 10.000 euro in un fondo azionario che ha un TER del 2,5% significa che, ogni anno, io sosterrò un costo di 250 euro. E il mio rendimento? Io lo vedrò sul rendiconto già decurtato di quell’importo: se il mio investimento è cresciuto del 5% nell’anno devo solo ricordare che, se dovessi disinvestire, dovrei pagare le mie tasse sul capitalgain.

U

E’ un indicatore di misura del rischio calcolato in relazione a due elementi l’ampiezza del ribasso (ossia quanto sto perdendo) e il perdurare del ribasso (ossia mediamente quanto tempo impiego a recuperare una perdita).

Quindi sommando i due elementi cosa succede?

Che se compro un titolo che è cresciuto un po’ tanto e poi il titolo comincia a perdere io penserò: ok domani risale. Il giorno dopo il titolo continua a perdere ma io sono fiducioso: vedrai che domani risale. Passato un mese se il titolo non risale come speravo ma anzi continua a perdere io avrò nell’ordine: perso l’appetito, avuto i primi sintomi di reflusso gastrico per poi giungere alla temuta ulcera.

Ma se ho un portafoglio ben diversificato e se resto coerente con il mio Orizzonte Temporale allora l’ulcer index non sarà un mio problema!

V

W

Y

(Tasso di rendimento)

Finalmente parliamo di un concetto a tutti molto caro visto che rappresenta l’obiettivo principale dei nostri investimenti. Quanto rende? Quanti soldi ho fatto? Qui bisogna essere chiari fin dall’inizio: il rendimento può vestire in verde, ma anche in rosso visto che può essere negativo, quindi attenzione!

In senso lato, l’yield è un indicatore sintetico, espresso in percentuale, della performance attesa o realizzata del proprio investimento, ma nella pratica si presenta con molteplici accezioni a seconda del prodotto e del tipo di analisi:

– Con riferimento alle #obbligazioni, un esempio di yield è il tasso di rendimento a scadenza: esso rappresenta il rendimento annuale atteso dall’investitore che intende detenere il bond fino a scadenza ed è generalmente più elevato quanto più lungo è l’orizzonte temporale dell’investimento (quando riavrò i miei soldi indietro) e quanto più rischioso è l’emitente (HighYield vs InvestmentGrade).

– Con riferimento alle #azioni, un esempio classico è il “dividend yield”, cioè il rapporto tra l’importo del dividendo che l’azienda eventualmente riconosce agli azionisti annualmente e il prezzo di mercato del titolo.

Un concetto molto importante, infine, è quello di Total Return, il rendimento totale di un investimento che tiene conto sia dei “frutti” generati da quest’ultimo (cedole delle obbligazioni o dividendi delle azioni) sia dalla variazione tra il prezzo di acquisto e vendita dei vari strumenti del mio portafoglio.

N.B. Totale non significa netto! Ricordiamoci sempre del quanto costa, cioè dell’impatto di commissioni e imposte.

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