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L’educazione finanziaria necessita di un buon glossario per poter essere davvero completa.

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Asset Allocation
È il processo con il quale si decide in che modo distribuire le risorse fra i diversi possibili investimenti. Le principali categorie di investimenti entro cui si orienta questa scelta possono essere suddivise in attività finanziarie (azioni, obbligazioni, liquidità) o attività reali (immobili, merci, metalli preziosi, etc.). L’asset allocation è la decisione più importante per investire, definisce circa il 90% del risultato di un investimento.

Glossario dei termini più comuni in ambito finanziario

Abbiamo deciso di compilare questo glossario per  allargare la tua conoscenza della terminologia nei contesti finanziari. E’ importante perchè permettedi comprendere al meglio le opportunità del mercato.

Asset Allocation

È il processo con il quale si decide in che modo distribuire le risorse fra i diversi possibili investimenti. Le principali categorie di investimenti entro cui si orienta questa scelta possono essere suddivise in attività finanziarie (azioni, obbligazioni, liquidità) o attività reali (immobili, merci, metalli preziosi, etc.). L’asset allocation è la decisione più importante per investire, definisce circa il 90% del risultato di un investimento.

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Benchmark

Se parlate con un gestore di fondi, lo nominerà almeno 10 volte. Per il semplice motivo che lo pagano se fa meglio del Benchmark. In pratica per il gestore non è importante se il mercato vada su o giù, quello che importa è la sua performance relativa (gestione attiva). Per tutti gli altri rappresenta un parametro di riferimento, facciamo il classico esempio, tuo cugino ti consiglia "Tesla", tu compri azioni tesla per 1000 USD e dopo un anno vale 2000 USD. Due ipotesi: 1 - tuo cugino è un genio della finanza, chiedigli un altro titolo (un sms anche a me, grazie); 2 - Tuo cugino è fortunato ma non ne capisce niente. Per rispondere alla domanda dobbiamo vedere se il "consiglio" ha performato meglio del parametro di riferimento, in questo caso il Nasdaq: se avesse fatto il 300% vedi come tuo cugino, nonostante ti abbia fatto guadagnare, rientra più nel secondo caso.

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Bond

No non e’ il James 007 a cui state pensando. Bond o obbligazione sono Titolo di debito (Prestito) emessi da società o stati sovrani per finanziarsi. Ad esempio, Generali emette 100 milioni di debito e si obbliga (da cui obbligazione) a pagare una cedola del 2% l’anno per 10 anni. Se sottoscrivo il bond per 10.000 Euro, riceverò 200 euro all'anno per 10 anni e i 10 mila euro prestati tra 10 anni, sempre che Generali, nel frattempo, non fallisca (default).

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Capital Gain

Il Capital Gain esprime la plusvalenza su un’operazione di acquisto/vendita di un titolo azionario, obbligazionario o fondo che sia. Quindi nel momento in cui vendiamo in guadagno ricordiamoci che non è tutta nostra la differenza, una quota va in imposte. In Italia l’aliquota sul Capital Gain è al 26% e comprende tutti gli strumenti finanziari: Azioni, Obbligazioni corporate, ETF, Fondi comuni di investimento. Fanno eccezione i Titoli di Stato, ed i Fondi che investono in Titoli di Stato (oltre ad una vasta gamma di titoli “pubblici”) che sono tassati al 12,5%. Quindi in sostanza converrebbe chiudere in perdita? Questo mai, ma ricordiamoci che le minusvalenze possono essere utilizzate per compensare plusvalenze nei successivi quattro anni.

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Commodities

È un termine inglese, ma che deriva dal francese commoditè e identifica beni, ma potrebbero essere anche prodotti o servizi, altamente standardizzati, ed indifferenziati, di pari valore indipendentemente da chi li produce. In finanza per commodity si intendono le “materie prime”: petrolio, metalli o prodotti agricoli. La negoziazione delle commodities prevede lo scambio fisico (molto ingombrante quindi!!) e il prezzo viene determinato da domanda e offerta. Investire in commodities significa, più spesso, farlo attraverso l’utilizzo di strumenti derivati come #Futures (seguici martedì 6), #opzioni o semplicemente #ETF e Fondi. La cosa da ricordare, sono strumenti molto volatili quindi rischiosi, non adatti ai piu' se non all'interno di un piano di investimento di ampio respiro, con un allocazione che non supera il 10% degli asset totali.

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Azioni

Un'azione, in finanza, è un titolo rappresentativo di una quota della proprietà di una società per azioni, appunto. Il possessore è detto azionista, shareholder in inglese. Da investitori, acquistare azioni significa, a tutti gli effetti, diventare soci di una azienda e partecipare ai risultati operativi e finanziari della compagnia, che possono tradursi in un dividendo distribuito – ne parliamo martedì 5. L’investimento azionario può consentire, in un orizzonte temporale (più dettagli giovedì 17) di medio/lungo periodo, una crescita del capitale investito. Per ridurre il rischio è importante acquistare un portafoglio ben diversificato (assortito!) di titoli azionari, magari attraverso un fondo di investimento.

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Default

Default, termine anglosassone che esprime il concetto di insolvenza, ossia l’incapacità da parte del debitore di far fronte ai propri impegni. In parole semplici, mi presti 1000 Euro, con la promessa di restituirteli dopo un anno, se dopo un anno ti chiedessi di aspettare ancora un po’, ecco io sarei tecnicamente in Default. Si tratta ovviamente di uno dei vocaboli più temuti in ambito finanziario, soprattutto in relazione ai titoli obbligazionari ma le conseguenze possono essere davvero problematiche per tutti. Tra i più celebri esempi di default ricordiamo il fondo LTCM, che alla fine degli anni 90’ rischiò di mettere in crisi il sistema finanziario americano; quello della Lehman Brothers, una delle principali banche d’investimento statunitensi, al centro della crisi finanziaria del 2008. In Italia i casi più celebri sono stati Cirio e Parmalat.

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Dividendo

In finanza, è rappresentato dalla quota di utile che viene distribuito (in gergo: “staccato”) da una società ai suoi azionisti. Quindi se investo in una Azione (Società) che dimostra di avere degli utili stabili nel tempo posso anche contare sul fatto che annualmente il mio investimento mi frutterà un rendimento. La differenza con la cedola delle obbligazioni? Semplice, la cedola è definita contrattualmente “obbligazione” mentre l’importo del dividendo viene deciso annualmente. Quindi se compro 10.000 euro dell’obbligazione di Generali al 2% so’ che riceverò 200 euro all’anno. Se compro 10.000 euro del titolo Eni, il dividendo potrebbe cambiare in base all’andamento economico ed un anno ricevo 400 e un anno ricevo 100.

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ESG

L’acronimo di Environmental, Social, Governance . Si utilizza per indicare tutte quelle attività legate all'investimento responsabile che perseguono gli obiettivi tipici della gestione finanziaria tenendo però in considerazione aspetti di natura ambientale, sociale e di «buon governo aziendale». Investire guardando al futuro significa necessariamente farlo nel rispetto del nostro pianeta e di tutti noi che lo abitiamo! Il riconoscimento ESG ci vuole aiutare a distinguere e riconoscere innanzitutto le aziende e quindi gli investimenti (che siano #fondi, #ETF o #gestioni patrimoniali) che si concentrano solo su di esse. Intanto possiamo iniziare noi tutti, in primis non stampando le email , ma forse in modo più importante, investendo i nostri risparmi in società dove E S e G abbiano il giusto rilievo!

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ETF

Exchange Traded Funds ossia particolari fondi di investimento negoziati in Borsa, che hanno come obiettivo di ottenere fedelmente il rendimento di determinati indici o benchmark. Sono vantaggiosi in termini di costi, per la semplicità nel prendere esposizione in modo diretto al mercato scelto e per la trasparenza del portafoglio. Ad oggi si trovano sul mercato numerosi ETF di differenti case e con numerose tematiche di investimento: diverse per classi di attività per regioni, per paesi, per settori e per specifiche tematiche. Bisogna prestare particolare attenzione al momento dell'acquisto: al momento ti basti ricordare che quando vedi 2x o 3x nella descrizione puoi starne alla larga.

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Fondo d'Investimento

I fondi comuni d’investimento sono strumenti finanziari costituiti da un patrimonio unico composto dalle somme versate da più risparmiatori e gestito da una Società di Gestione del Risparmio (SGR o, in inglese, AssetManagementCompany) specializzata nella scelta delle attività finanziarie in cui investirlo. Il patrimonio è suddiviso in tante parti unitarie, dette quote, che vengono sottoscritte dai risparmiatori, proporzionalmente alla somma versata, con uguali diritti per tutti. Grande o piccolo che sia il mio patrimonio, se decido di investire attraverso un fondo comune io compro delle quote ad un certo prezzo e il gestore investe i soldi, miei e di tutti gli altri sottoscrittori come me, potendo realizzare una diversificazione che, molto difficilmente, avrei mai potuto ottenere solo con i miei risparmi.

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Forex Risk

Il Forex Risk o rischio di cambio è un aspetto da tenere in considerazione nel momento in cui decidiamo di allargare i nostri orizzonti geografici di investimento. Se decidiamo di acquistare azioni extra UE oppure obbligazioni australiane ricordiamoci che possiamo andare incontro ad un piccolo disagio: ossia che il titolo vada molto bene, ma poi ci accorgiamo che il cambio è andato molto male. Essere a conoscenza del rischio di cambio è molto importante, come nell'esempio potrebbe cambiare il risultato in modo significativo. Esistono strumenti di “copertura” di questo rischio, ma come tutte le cose ha un costo, in parole semplici è il premio assicurativo. Quando sentite parlare di investimenti a cambi coperti, sappiate che avete sottoscritto anche un premio assicurativo per eliminare detto rischio.

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Future

Il contratto future serve a scambiarsi beni nel futuro ad un prezzo pattuito oggi. Sono strumenti lineari derivati, termine spesso demonizzato in modo scorretto, come nella maggior parte dei casi, è l'uso che se ne fa, non lo strumento, il problema.

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Growth

in inglese significa letteralmente crescita, indica sia una caratteristica di un titolo azionario, sia un particolare stile di gestione, che appunto va alla ricercano questa particolare tipologia di titoli. Cosa sono i titoli #Growth? Semplice sono azioni con un prezzo superiore ad un ipotetico valore di equilibrio o fair value (nel mondo anglofono). Quindi perché dovrei comprare qualcosa che oggi è sopravvalutato? Perché chi investe in questa tipologia di aziende investe sul futuro o meglio su un’aspettativa di crescita futura degli utili superiore alla media del mercato. Società\titoli con caratteristiche Growth popolano principalmente il settore Tecnologico e Farmaceutico. Ricordiamoci che i titoli Growth tipicamente non pagano il dividendo visto che gli utili sono reinvestiti e non distribuiti agli azionisti. Se guardiamo al mercato azionario statunitense, rappresentato dall’S&P 500, negli ultimi 10 anni ha generato un rendimento di circa il 250% di cui circa 1/3 grazie ai dividendi! Diciamo che il dividendo può essere visto come il prezzo che stiamo pagando oggi per comprare crescita futura. Attenzione: se le aspettative di crescita sono disattese questi titoli tendono a perdere di più rispetto alla media del mercato, in altre parole sono più rischiosi o volatili (ne parliamo lunedì 26 ottobre). L’antagonista del Growth è il Value ma di questo parleremo lunedì 26 ottobre.

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Gold

Cosa rappresenti l’oro nella vita reale, più o meno, lo sappiamo tutti, quello che invece è da capire è se sia conveniente acquistare oro al solo scopo di fare un investimento. Anche se Paperon De Paperoni era solito dire: “ l’oro non è tutto, c’è anche il platino” nella realtà dei fatti l’oro è il metallo più ambito nelle fasi in cui nei mercati azionari tira una brutta aria. E’ per questo che il metallo giallo è considerato il bene rifugio per eccellenza. Ma che cos’è un bene rifugio? Senza perderci in tecnicismi possiamo dire che un bene rifugio è un bene al quale le persone si affidano nei momenti in cui sentono il bisogno di proteggersi da qualche rischio. Ad esempio molti addetti ai lavori sostengono che l’oro protegga dal rischio di inflazione e dal rischio di un crollo del mercato. E’ vero? A conti fatti non proprio. Se consideriamo gli ultimi 47 anni l’oro ha protetto dall'inflazione solo 24 volte, un po’ poco per considerarlo il rimedio per eccellenza a questo problema. Ed anche sul fatto che protegga dalle fasi di crisi del mercato è lecito avanzare qualche dubbio. E’ vero che durante le recessioni l’oro tende a perdere meno rispetto al listino azionario, ma se valutiamo l’andamento degli ultimi 48 anni possiamo vedere che l’oro ha avuto un rendimento inferiore a fronte di una volatilità maggiore. In parole povere rispetto alle azioni l’oro fa guadagnare meno e rischiare di più. Allora vuol dire che in nessun caso dobbiamo investire in oro? No, purtroppo nel mondo degli investimenti non è mai tutto nero o tutto bianco, sono molti i parametri da tenere in considerazione e certamente in determinate condizioni di mercato avere una parte di oro in portafoglio può non essere sbagliato, anche se io personalmente non lo consiglio. Come sempre, per non fare errori, la cosa importante è che tu prenda ogni decisione di investimento assieme al tuo consulente di fiducia, per il momento a me preme solo che tu sappia che non è vero che, come alcuni sostengono, l’oro sia sempre in grado di proteggerti dai rischi.

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Globale

Quando parliamo di azioni globali o obbligazioni globali, precisamente nell’ambito di un fondo d’investimento, significa che stiamo parlando di qualcosa che sta investendo in “tutti i paesi del mondo”, o quasi: comprando azioni di società o bond (che rispettivamente, operano o sono emesse, nei diversi continenti ed emisferi. Un fondo “globale” normalmente ci consente di far confluire i nostri risparmi a molte aziende internazionali (se azionario) o di prestare a paesi o aziende (se obbligazionario) di tutto il mondo, naturalmente sulla base delle attente scelte che il gestore del fondo in cui ho investito fa per me e per tutti gli altri sottoscrittori. Il mappamondo degli investimenti non coincide perfettamente con quello geografico ma, se parliamo di azioni, il più esteso degli investimenti globali considera le aziende di oltre 50 paesi e, per le obbligazioni si spazia in oltre 25 stati! Scegliere un investimento globale consente, ad esempio, di evitare l’homebias ossia l’errore di preferire investimenti “di casa” con l’illusione di controllarli da vicino.

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Hard Currency

Hard Currency significa letteralmente “valuta forte” e rappresenta quella valuta che, non solo viene scambiata e negoziata a livello globale, ma in più, è in grado di fungere da bene rifugio, in condizioni di mercato avverse, in quanto si mantiene nel tempo affidabile e stabile. Quando il mare si ingrossa è meglio essere su una barca grande che su una piccola. Corriamo meno rischi che un’onda anomala ci capovolga. Valuta forte per eccellenza è il dollaro americano (USD), adottato a livello mondiale per gli scambi commerciali e finanziari e, naturalmente, l’euro (EUR). Nei nostri investimenti troveremo esplicitamente riferimento ad #HardCurrency in contrapposizione a LocalCurrency, quando ci avviciniamo agli investimenti in obbligazioni emesse dai PaesiEmergenti che, infatti, possono decidere di finanziarsi emettendo i loro titoli di stato sia in USD o EUR (nel caso di alcuni paesi emergenti soprattutto dell’Europa orientale) che nella loro valuta locale o “debole”. Quindi in sintesi riprendiamo il concetto di CurrencyRisk di cui abbiamo parlato la settimana scorsa e lo integriamo. Supponiamo di decidere di investire in un fondo o ETF dedicato ai Bond dei Paesi Emergenti. Se il fondo è in HardCurrency conterrà tutte emissioni in USD e forse euro, ma se è invece dedicato alle LocalCurrencies, dobbiamo tener presente che il risultato finale sarà legato anche alle oscillazioni delle diverse valute locali rispetto all’euro, quindi stiamo comprando anche un rischio cambio. In verità sarebbe anche tutto un po’ più complesso di così... ci perdoneranno i super tecnici, ma vogliamo rendere i concetti semplici!

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Hedge Funds

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High Yield Bond

Titolo obbligazionario ad alto rendimento o bond con il tacco a spillo proprio per descrivere l’elevata cedola che li caratterizza. Hai già l’acquolina in bocca oppure senti puzza di bruciato? Gli emittenti considerati High Yield hanno una situazione di solvibilità sub-ottimale e per questo sono costretti a pagare alti interessi per attrarre capitali (premio per il rischio). Le “succose” cedole promesse e il potenziale apprezzamento di valore sono l’elemento tentatore, ma attenzione! Il prezzo di un HY va spesso in altalena ed è soggetto a potenziali ampie oscillazioni strettamente correlate allo stato di salute del settore di riferimento e della situazione finanziaria dell’emittente. Inoltre, in scenari economici estremamente negativi, il bond potrebbe smettere di pagare le cedole e/o non rimborsare il capitale investito. High Yield si nasce, ma ci si diventa anche. E’ il caso degli “Angeli Caduti” (“Fallen Angels” per fare quelli cool), cioè emittenti che navigavano in acque tranquille, ma successivamente si sono ritrovati in difficoltà finanziarie. Inoltre, non tutti gli HY sono uguali, infatti le agenzie di rating definiscono una scala con diverse “sfumature” di HY, abbinando a ciascun livello (nel gergo finanziario “notch”) una crescente probabilità di fallimento. Se tale malaugurato evento dovesse effettivamente verificarsi, l’emittente sarà in default, bancarotta, game over, insomma chiamatelo come volete ma sicuramente sì, a quel punto potete dire “bye bye” a tutti o gran parte dei vostri risparmi investiti. Ricordiamoci che gli HY bond sono i più vulnerabili alle crisi di liquidità dei mercati. Quindi sì bella cedola, ma trattare con cautela e il fai da te è sconsigliato! Se si vuole prendere posizione su questa classe di attivo è meglio utilizzare strumenti ben diversificati, che riducono il rischio della singola emissione, come Fondi comuni di investimento o ETF.

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Invest. Grade

InvestmentGradeBond (o anche High Grade bond, titolo di “alta qualità”). Sono i cugini benestanti degli HighYieldBond. Macro-classe dal sangue più o meno blu, cielo azzurro o poco nuvoloso sulle loro finanze dato che tali emittenti hanno un attivo di qualità e dalle spalle larghe, una buona redditività e pertanto prospettiva di vita lunga e rosea. Offrono una cedola più bassa di un bond HY, niente tacco alto per loro, e niente montagne russe per il loro prezzo. Ricapitolando, un IG rende meno di un HY perché è meno rischioso: 1) meno rischio di credito data l’elevata capacità di rimborsare il debito e pagare i relativi interessi; 2) meno rischio di liquidità, cioè alta probabilità di riuscire sempre a negoziare il bond in tempi rapidi e ad un prezzo corretto di mercato, visto che tale mercato degli IG è molto “profondo”, con una vasta platea di investitori attivi e con emissioni di ammontare in genere importante. E ora che succede? già sparita l’adrenalina precedentemente accumulata nella lettura degli HY? Allora vi metto in guardia! Le agenzie di rating individuano anche per gli IG diverse sfumature (“notches”) di rischio e le ordinano per probabilità di default crescente; quindi sì, scelgo un titolo con poco rischio, ma posso scegliere “quanto poco”. Inoltre, il rating è un giudizio dinamico che può essere confermato, ma anche modificato nel tempo: abbiamo già visto i “Fallen Angels” e adesso parliamo di “Rising Stars” (“Astri Nascenti”), HY davvero “virtuosi”, che sono cresciuti ed hanno rafforzato la propria situazione finanziaria diventando IG…onore al merito! Ricordiamo che esistono bond con investimento (in gergo “taglio”) minimo che può variare da 1.000€ fino anche a 200.000€, quindi investire diversificando potrebbe essere piuttosto proibitivo per alcuni investitori con portafogli limitati. Ribadiamo pertanto la possibilità di prendere posizione anche su questa classe di attivo tramite strumenti ben diversificati e con taglio minimo ridotto come Fondi comuni di investimento o ETF.

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ISIN

ISIN (international Securities Identification Number): è nato, è nato! Quando nasci ti iscrivono all’anagrafe con un nome e ti assegnano un codice fiscale che porterai sempre con te. La stessa cosa avviene per gli strumenti finanziari sul mercato. Che si tratti di una femminuccia o di un maschietto…ops, volevo dire di un’azione, di un bond o magari di un ETF ma anche un fondo, poco importa, ogni strumento dovrà essere registrato presso un’anagrafe e verrà marchiato a vita con un ISIN, un codice univoco ed inequivocabile che viene creato su richiesta dell’emittente dello strumento o di chi abbia curato il collocamento. A cosa serve? Serve a non fare confusione e pertanto ad evitare di scambiare uno strumento con un altro visto che alcuni di questi potrebbero avere caratteristiche molto simili. Puoi utilizzarlo ad esempio quando hai bisogno di trovare senza errore un titolo sulla tua piattaforma. Chi è l’autorità competente ad emettere questo codice? ANNA! No, non la nostra amica Anna, ma l’Association of National Numbering Agencies. Questa associazione internazionale si compone di varie autorità competenti a livello nazionale. Per l’Italia, ad esempio, è Banca d’Italia ad assegnare gli ISIN. Come è fatto? Le regole di costruzione sono stabilite dall’ISO (International Organization for Standardization) precisamente sulla base dello standard ISO 6166. Loro sì che sanno come fare! Si compone di 12 caratteri alfanumerici ed è scomponibile in 3 parti: i caratteri 1 e 2 sono sempre lettere e individuano il Paese in cui l’emittente ha sede legale (attenzione però, ci sono anche codici speciali, ad esempio XS, per titoli internazionali); i caratteri 3-11 sono alfanumerici e sono scelti dall’autorità competente; il carattere 12 è un numero di controllo e conferma che il codice sia autentico. Tranquilli, noi lo troviamo già bello e pronto! Dai, facciamo un esempio… Ciao, piacere di conoscerti! Mi chiamo IT0005383309 e sono un BTP, un titolo obbligazionario “nato” (si dice emesso!) dal Tesoro italiano il 1° Settembre 2019. Ho tanti fratelli che mi somigliano molto per cedola, scadenza e non solo. Tutti noi passeremo tra le mani di diversi investitori ai quali speriamo di dare tante soddisfazioni per il nostro rendimento. Fino al 2030, quando purtroppo scadrò, sono a tua disposizione e semmai volessi comprarmi (o vendermi), cercami usando il mio ISIN così non mi confonderai con gli altri!

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January Effects

January effect – cos’è l’effetto “gennaio”?? È la teoria, o forse il mito, secondo cui l’andamento dei mercati azionari delle prima settimane di ogni anno possa aiutarci a prevederne l’andamento per i restanti 11 mesi e mezzo... Tanti studi hanno cercato delle ricorrenze stagionali nel comportamento dei mercati che consentissero di fare delle previsioni. Sell_in_May_and_go_away! È un altro di questi Leitmotiv della finanza. Ma torniamo al nostro January effect: dati storici tra il 1904 e il 1974 mostravano che i rendimenti medi del mese di gennaio fossero di cinque volte superiori alla media dei risultati degli altri mesi dell’anno, tuttavia, negli anni più recenti il “segnale” sembra essersi indebolito: tra il 2000 e il 2019 per 10 volte il mese di gennaio ha messo a segno risultati positivi ed altre 9 volte ha perso terreno ed in questo periodo l’andamento delle prime settimane dell’anno è stato predittivo della chiusura dell’anno in poco più del 60% dei casi – se poi allargassimo l’analisi al periodo 1962/2019 arriveremmo ad una capacità previsionale del 50%.... il lancio della monetina testa/croce insomma… Pensiamo agli ultimi anni: gennaio 2018 ha visto i mercati azionari in territorio ampiamente positivo, ma poi l’anno si è concluso in direzione opposta mentre nel 2019 un buon inizio ha poi portato alla chiusura di un anno memorabile per la crescita dei mercati azionari – proprio quel 50 e 50 che dicevamo… Che lezione ci portiamo a casa quindi? Che forse dovremmo laciar perdere il tentativo di fare gli indovini con il January effect consapevoli che se investiamo sui mercati azionari, aldilà delle oscillazioni di breve termine, la progressione di crescita media nel tempo del nostro capitale è il vero obiettivo!